Un lavoratore torna da un’assenza per malattia di quattro mesi e chiede il saldo delle sue ferie retribuite. Il gestore delle buste paga apre il suo software, esita sul numero di giorni maturati durante l’assenza, poi si chiede se il riporto si applica ancora. Dalla legge del 22 aprile 2024, questo tipo di situazione si presenta nella maggior parte delle aziende francesi.
Acquisizione di ferie retribuite durante un’assenza per malattia: cosa cambia concretamente in busta paga
Prima del 2024, un lavoratore in assenza per malattia non professionale non acquisiva alcun giorno di ferie. La legge DDADUE del 22 aprile 2024 ha messo fine a questa regola. Da ora in poi, ogni mese di assenza per malattia genera diritti a ferie retribuite, anche per una malattia ordinaria.
Il ritmo di acquisizione varia a seconda dell’origine dell’assenza. Per una malattia o un incidente non professionale, il lavoratore accumula 2 giorni lavorativi al mese, contro 2,5 giorni lavorativi al mese per un’assenza di origine professionale. In un anno completo di assenza per malattia non professionale, si arriva quindi a un tetto di 24 giorni lavorativi, ovvero quattro settimane di ferie.
La Corte di Cassazione ha precisato, in una sentenza del 21 gennaio 2026, che questo tetto di 24 giorni si valuta per periodo di riferimento e non sull’intera carriera. In pratica, un lavoratore assente per due periodi di riferimento consecutivi accumula i suoi diritti su ciascuno di essi, senza che il tetto di un anno vada a ridurre i diritti dell’anno successivo. Per i gestori delle buste paga, questa chiarificazione obbliga a trattare ogni periodo di riferimento come un compartimento stagno.
Si trova il dettaglio di questi obblighi, in particolare su le ferie retribuite secondo B2Boost, che ricorda le basi del quadro giuridico applicabile ai datori di lavoro.

Riporto delle ferie non godute: termine di 15 mesi e obbligo di informazione
Il diritto al riporto riguarda i lavoratori che non hanno potuto prendere le loro ferie a causa di un’assenza dal lavoro. La legge stabilisce un termine di riporto di 15 mesi a partire dalla notifica da parte del datore di lavoro. Questo termine decorre solo se il datore di lavoro ha informato il lavoratore, nel mese successivo al suo rientro, del numero di giorni disponibili e della data limite per utilizzarli.
Se il datore di lavoro non notifica nulla, il termine di 15 mesi non inizia. I giorni rimangono in sospeso, il che crea un passivo sociale difficile da risolvere. In pratica, ciò significa che un lavoratore che riprende il lavoro senza aver ricevuto questa informazione conserva i suoi diritti indefinitamente, fino a notifica effettiva.
Le fasi da rispettare da parte del datore di lavoro
- Nel mese successivo al ritorno del lavoratore, inviare una lettera o un documento scritto che precisa il numero esatto di giorni di ferie maturati durante l’assenza e la data limite di utilizzo (15 mesi dopo questa notifica).
- Aggiornare il contatore delle ferie nel software di busta paga separando i giorni maturati durante l’assenza dai giorni maturati durante il lavoro effettivo, per evitare confusione al momento del saldo finale.
- Archiviare la prova di notifica (ricevuta, firma elettronica o consegna a mano contro ricevuta) in caso di controversia successiva davanti al tribunale del lavoro.
I ritorni variano sulla gestione di questo termine nelle piccole strutture, dove l’assenza di un servizio HR dedicato complica il monitoraggio amministrativo.
Malattia che si verifica durante le ferie retribuite: il cambiamento del 2025
Fino al 2025, un lavoratore che si ammalava durante le sue vacanze perdeva i giorni di ferie corrispondenti. La Corte di Cassazione ha operato un cambiamento significativo il 10 settembre 2025, sotto la pressione di una diffida europea di giugno 2025. Da ora in poi, un lavoratore malato durante le sue ferie può ottenere il riporto dei giorni che coincidono con l’assenza, a condizione di notificare la sua assenza al datore di lavoro.
Questa regola allinea il diritto francese alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che considera che le finalità delle ferie annuali (riposo) e dell’assenza per malattia (guarigione) non siano intercambiabili. Un lavoratore che trasmette un certificato medico durante le sue vacanze recupera quindi i giorni interessati.
Cosa implica per la pianificazione dei team
Il datore di lavoro deve prevedere un meccanismo di riporto anche durante il periodo estivo. In pratica, ciò implica la possibilità di ricalcolare il saldo delle ferie di un lavoratore durante il periodo e di proporgli nuove date entro un termine ragionevole. Il piano previsionale delle partenze non può più essere considerato fisso una volta convalidato.

Calcolo dell’indennità di ferie retribuite: regola del decimo o mantenimento dello stipendio
Esistono due metodi di calcolo, e il datore di lavoro deve applicare quello più favorevole al lavoratore.
- La regola del decimo consiste nel versare un decimo della retribuzione lorda totale percepita durante il periodo di riferimento. Si integra lo stipendio base, i premi legati all’attività e le ore straordinarie, ma non i rimborsi delle spese professionali.
- Il metodo del mantenimento dello stipendio versa al lavoratore la retribuzione che avrebbe percepito se avesse lavorato durante il periodo di ferie. È spesso più vantaggioso quando il lavoratore ha beneficiato di un aumento recente o effettua regolarmente ore straordinarie.
- Il calcolo si effettua in giorni lavorativi (base di 2,5 giorni al mese, ovvero 30 giorni all’anno) salvo diverso accordo aziendale o contratto collettivo che preveda un conteggio in giorni lavorati (2,08 giorni al mese, ovvero 25 giorni all’anno).
Il confronto tra i due metodi deve essere effettuato ad ogni periodo di fruizione delle ferie, non una sola volta all’anno. Un lavoratore la cui retribuzione variabile fluttua può essere avvantaggiato da uno o dall’altro metodo a seconda del mese considerato.
Il periodo di riferimento decorre generalmente dal 1° giugno al 31 maggio dell’anno successivo, salvo diversa disposizione contrattuale. Qualsiasi errore sul periodo di riferimento falsifica l’intero calcolo e può comportare un recupero di stipendio su tre anni davanti ai tribunali del lavoro.
Le evoluzioni del 2024 e del 2025 hanno notevolmente appesantito la gestione amministrativa delle ferie retribuite. Per le aziende che non hanno ancora aggiornato i loro processi, il rischio di contenzioso riguarda tanto il difetto di informazione del lavoratore quanto il calcolo stesso. Verificare i propri contatori, documentare ogni notifica e confrontare sistematicamente i due metodi di indennizzo rimane la base di una gestione conforme.



